Emissione non termica e raggi cosmici nel resto di supernova SN1006. Lo studio: “Hadronic particle acceleration in the supernova remnant SN 1006 as traced by Fermi-LAT observations” di M. Lemoine-Goumard (University of Bordeaux) pubblicato su A&A

I resti di supernova rappresentano laboratori unici per comprendere i complessi processi che si verificano durante un’esplosione di supernova e per studiare la struttura interna delle stelle di grande massa e delle nane bianche prima della loro fine esplosiva. Lo studio di questi resti è inoltre motivato dal ruolo che essi svolgono nell’accelerazione dei raggi cosmici, ossia particelle dotate di

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Da gioviano a mini-nettuniano. L’evoluzione di TOI-1430 b descritta nello studio: “The GAPS Programme at TNG. LXV. Precise density measurement of TOI-1430 b, a young planet with an evaporating atmosphere” di D. Nardiello (UniPD, INAF-OAPD)

Gli esopianeti giovani, ovvero quelli che orbitano attorno a stelle con un’età massima di qualche centinaio di milioni di anni, rappresentano oggetti di grande interesse scientifico per lo studio della formazione planetaria e dei processi che influenzano l’evoluzione iniziale dei pianeti. Tuttavia, l’intensa attività magnetica delle stelle giovani genera segnali che possono nascondere o confondere quelli riconducibili alla presenza di

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Un superammasso stellare svelato dal James Webb Space Telescope. L’articolo: “EWOCS-III: JWST observations of the supermassive star cluster Westerlund 1” di M. G. Guarcello (INAF-OAPA) pubblicato su A&A

Le regioni di formazione stellare possono differire notevolmente tra loro, in particolare per quanto riguarda la popolazione di stelle massicce (con masse superiori a circa 10 masse solari) e la densità stellare (intesa come il numero di stelle per unità di volume). Questi aspetti possono variare drasticamente da una regione all’altra. Tali differenze sono estremamente importanti, poiché le stelle massicce

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Cronologia di una supernova. L’articolo: “Constraining the CSM structure and progenitor mass-loss history of interacting supernovae through 3D hydrodynamic modeling: The case of SN 2014C” di S. Orlando (INAF-OAPA) pubblicato su ApJ

Le proprietà e la morfologia dei resti di supernova sono il risultato dei complessi processi fisici che avvengono nella stella progenitrice sia nelle fasi che precedono l’esplosione sia durante l’evento stesso (dal rapido collasso del nucleo, che avviene in pochi secondi, fino all’emergenza dell’onda d’urto dalla superficie della stella). Sono inoltre influenzate dalle interazioni tra i frammenti della stella espulsi

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Idrogeno, elio e sodio nell’atmosfera di un pianeta Saturniano. Lo studio: “The GAPS programme at TNG. LXIII. Photo-evaporating puzzle: Exploring the enigmatic nature of TOI-5398 b’s atmospheric signal” di M. d’Arpa (INAF-OAPA, UNIPA) pubblicato su A&A

La caratterizzazione delle atmosfere esoplanetarie è uno dei settori di ricerca più attivi dell’astrofisica moderna, resa possibile grazie allo sviluppo di strumenti e tecniche specifiche. L’idea di base di queste ricerche è piuttosto semplice: ottenere osservazioni spettroscopiche di stelle con pianeti durante il transito del pianeta davanti alla propria stella, ossia nel momento in cui parte della radiazione stellare attraversa

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Macchie e facole in V1298 Tau. L’articolo: “Spot Modeling through Multiband Photometry Analysis of V1298 Tau” di A. Biagini (INAF-OAPA/UNIPA) pubblicato su A&A

La maggior parte delle stelle si comporta come enormi dinamo, producendo intensi campi magnetici al loro interno. Questi campi magnetici interagiscono con il plasma che costituisce l’interno e l’atmosfera delle stelle, in un continuo braccio di ferro, in cui la forza prevalente domina la dinamica. Nella regione esterna delle stelle, dalla fotosfera alla corona, la pressione esercitata dal gas è

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Nuovi elementi individuati nell’atmosfera dell’esopianeta più caldo conosciuto. L’articolo: “The GAPS programme at TNG LX Atmospheric characterisation of KELT-9 b via single-line analysis: Detection of six H I Balmer lines, Na I, Ca I, Ca II, Fe I, Fe II, Mg I, Ti II, Sc II, and Cr II” di M. D’Arpa (INAF – OAPA/UNIPA) pubblicato su A&A

Uno degli aspetti più interessanti della scienza esoplanetaria è la possibilità di studiare mondi che non sono presenti nel Sistema Solare (almeno non oggi). Alcuni di questi esopianeti possiedono proprietà così estreme da essere oggetto di grande interesse scientifico. Questo è certamente il caso del Gioviano Ultra-Caldo KELT-9b. Si tratta di un gigante gassoso con una massa 2.8 volte quella

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L’emissione XUV della stella HIP67522 ed l’evoluzione del suo esopianeta. Lo studio: “XUV irradiation of young planetary atmospheres. Results from a joint XMM-Newton and HST observation of HIP67522” di A. Maggio (INAF-OAPA) pubblicato su A&A

Nonostante la ricca gamma di telescopi e satelliti a disposizione della comunità astronomica, esiste un tipo di radiazione a cui siamo praticamente ciechi: la banda UV estrema. Si tratta di radiazione ad alta energia, con una lunghezza d’onda che va dall’emissione Lyman-α (lunghezza d’onda 121.6 nanometri) , dovuta agli atomi di idrogeno il cui elettrone compie una transizione dall’orbitale più interno (lo

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Pianeti sub-nettuniani e fotoevaporazione per la stella BD+40 2790. Lo studio: “The GAPS Programme at TNG. LIX: A characterisation study of the ∼300 Myr old multi-planetary system orbiting the star BD+40 2790 (TOI-2076)” di M. Damasso (INAF – OATo) pubblicato su A&A

Lo studio dei sistemi esoplanetari di stelle con un’età di poche centinaia di milioni di anni può insegnare molto sulle prime e cruciali fasi evolutive dei sistemi planetari. Processi come la migrazione planetaria, che porta i pianeti a modificare la loro distanza dalla stella centrale, la circolarizzazione delle orbite e la fotoevaporazione dei pianeti giocano un ruolo fondamentale nella determinazione

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L’accelerazione di raggi cosmici nei resti di supernova dipende dall’interazione con il mezzo circumstellare. L’articolo: “Time evolution of the synchrotron X-ray emission in Kepler’s SNR: the effects of turbulence and shock velocity” di V. Sapienza (UNIPA/INAF-OAPA) pubblicato su ApJ

Il ruolo dei resti di supernova (nubi in espansione prodotte dalle supernove) nell’accelerazione dei raggi cosmici (particelle ad altissima energia presenti in diversi ambienti astrofisici) è noto sin dal 1995. La scoperta, realizzata da astronomi dell’Università di Kyoto, fu resa possibile dall’aver identificato la presenza di emissione non termica ai raggi X nel resto di supernova SN 1006. I raggi

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