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In questa pagina troverete notizie sulla storia dell’ Osservatorio Astronomico di Palermo e sul suo Museo.

Nella sezione Storia potrete anche trovare una galleria dei Direttori dell’Osservatorio di Palermo, con note biografiche.

Nella sezione Strumenti del Museo troverete l’immagine e la descrizione dei principali strumenti della collezione storica dell’Osservatorio, divise in sezioni di area scientifica.

 

Il Museo dell’Osservatorio Astronomico di Palermo G. S. Vaiana (tratto da Giornale di Astronomia, 2, 2000, pp. 49-51)

di Ileana Chinnici
Curatore del Museo

Da alcuni mesi sono tornate a costituire un elemento caratteristico del paesaggio palermitano le cupole dell’Osservatorio Astronomico sulla Torre Pisana del Palazzo dei Normanni, l’edificio più antico del centro storico della città. La prima cupola, sul lato Sud della torre, era stata costruita tra il 1789 ed il 1790 per lo strumento principe della Specola, il celebre Cerchio di Ramsden; una seconda cupola più piccola era stata aggiunta sul lato Nord nel 1803 per ospitare un equatoriale di Troughton che Giuseppe Piazzi, primo direttore dell’Osservatorio aveva ottenuto di poter acquistare commutando il premio assegnatogli dal re Ferdinando I di Borbone per la scoperta di Cerere, il primo degli asteroidi. La terza cupola, più grande, era stata innalzata intorno al 1860, per accomodarvi il telescopio di Merz da 25 cm con il quale Pietro Tacchini avviò una nuova fase della vita scientifica dell’Osservatorio iniziandovi le ricerche astrofisiche. Le cupole, già sostituite con altre in ferro negli anni ’50, erano state smontate alcuni anni fa perché il loro peso comprometteva la staticità della Torre.
La loro sostituzione con cupole più leggere, ricoperte in rame, costituisce il coronamento del programma di restauro dei locali che ospitavano l’antica Specola palermitana. In questi ultimi mesi sono stati completati i lavori per ospitare in questa struttura il Museo dell’Osservatorio, ricreando gli stessi ambienti in cui operarono Piazzi ed i suoi successori, e riambientandovi gli stessi strumenti e le stesse suppellettili da essi usate, tra cui i mobili disegnati per la Specola dall’architetto francese Léon Dufourny.

Gli strumenti “parlano” della storia di un’istituzione: il Museo dell’Osservatorio di Palermo racchiude un viaggio affascinante nei due secoli di vita di questa istituzione, attraverso periodi di splendore e di crisi che si riflettono puntualmente nel tipo di strumentazione adottata. E’ un modo utile ed interessante di “leggere” il passato, che offre nuove prospettive e consente attente valutazioni storiche.
L’Osservatorio Astronomico di Palermo fu fondato nel 1790 per volere del re Ferdinando I di Borbone, dietro la spinta di un gruppo di intellettuali riformisti, di cui fu a capo Francesco D’Aquino, Principe di Caramanico e Viceré di Sicilia dal 1786 al 1795.
Esso venne immediatamente dotato della migliore strumentazione allora disponibile, che venne commissionata da Giuseppe Piazzi (1746-1826), nominato Direttore dell’erigenda Specola, durante il suo viaggio in Francia e in Inghilterra nel 1787-89, presso celebri officine inglesi, prima fra tutte quella di Jesse Ramsden (1730-1800), cui si deve la costruzione del famoso Cerchio altazimutale di 5 piedi di diametro, strumento unico e vero capolavoro della meccanica di precisione dell’epoca, un des plus beaux instruments d’astronomie qu’on ait fait, secondo la definizione di J. de Lalande (Histoire abrégée de l’Astronomie, 1803). Vale la pena di menzionare che con questo strumento Piazzi compì le osservazioni per il suo catalogo stellare del 1803 e, durante questo programma di osservazioni, la notte del 1 gennaio 1801 scoprì il primo asteroide, che battezzò Cerere Ferdinandea.
Oltre al Cerchio, presso l’officina di Ramsden Piazzi acquistò diversi strumenti per la nuova Specola: uno strumento dei passaggi, alcuni telescopi acromatici, un sestante, alcuni barometri e termometri. Inoltre, commissionò un telescopio riflettore a William Herschel nel 1790 e ricevette in dono dal Principe di Caramanico un telescopio di James Short. Piazzi completò inoltre la dotazione dell’Osservatorio con diversi orologi, la maggior parte di fabbricazione inglese, quali i pendoli di Cumming & Grant e di Mudge & Dutton ed il contore di Vulliamy; a questi si aggiunse un pendolo costruito a Parigi da Antide Janvier ed acquistato da Piazzi tramite J. de Lalande. Infine, Piazzi acquistò per la Specola due pregevoli globi, terrestre e celeste, rispettivamente costruiti da R. Bonne e J. de Lalande.

Il nucleo principale del Museo dell’Osservatorio è quindi costituito proprio da questi strumenti che facevano parte della dotazione iniziale della Specola e che si sono in gran parte conservati; tra gli strumenti sopra citati mancano oggi lo strumento dei passaggi e uno dei telescopi acromatici di Ramsden, mentre del telescopio di Herschel ci è pervenuto solamente lo specchio.
Tutti gli altri strumenti, tra cui il Cerchio di Ramsden, che costituisce evidentemente il principale gioiello del Museo, sono stati restaurati e vengono in questi giorni ricollocati nell’antica Specola insieme agli altri strumenti che arricchirono lo stabilimento nei suoi due secoli di vita. Particolarmente interessante, tra questi, la serie degli strumenti tipografici acquistati da Piazzi tra il 1804 ed il 1811 nell’intento di realizzare una carta geografica della Sicilia, progetto che tuttavia non venne mai realizzato per le forti opposizioni dell’aristocrazia terriera siciliana. La collezione è formata da un cerchio ripetitore e da un campione della tesa francese costruiti a Parigi da Etienne Lenoir e da altri strumenti fabbricati a Londra da Matthew Berge, successore di Ramsden: un teodolite, uno strumento dei passaggi portatile, delle catene per misurazioni, un telescopio da campagna, un cannocchiale di direzione, due barometri per le altezze, due compassi a verga, un pantografo. Appartiene a questo periodo anche il sismoscopio a mercurio di Cacciatore, che fino alla fine del XIX rimase l’unico strumento sismoscopico in uso presso l’Osservatorio.
A questo nucleo più antico, arricchito da alcuni piccoli strumenti ricevuti in dono da Piazzi, si aggiungono gli strumenti acquistati intorno al 1850 da Domenico Ragona (1820-1890) che seppe ottenerli dal governo borbonico. La “leadership” nella costruzione di strumenti ottici era intanto passata in Germania; gli strumenti acquistati da Ragona sono quindi di fabbricazione tedesca e vennero commissionati durante il suo viaggio in Germania nel 1851-53. Si tratta di uno strumento dei passaggi costruito a Berlino da Pistor & Martins e di un refrattore Merz da 25 cm di apertura, il migliore di cui si potesse allora disporre. La suppellettile dell’Osservatorio si arricchì inoltre di numerosi strumenti di meteorologia, in linea con le ricerche condotte da Ragona in questa disciplina, in un primo tempo considerata ancillare rispetto all’astronomia, ma in quegli anni ormai consolidatasi come scienza. Intorno alla fine del XIX secolo vennero inoltre acquistati alcuni strumenti per il rilevamento di scosse sismiche, tra cui un microsismoscopio registratore Guzzanti.
Il Museo possiede inoltre alcuni spettroscopi a testimonianza delle ricerche di fisica solare introdotte a Palermo da Pietro Tacchini (1838-1905) nel 1871, ovvero negli anni immediatamente successivi alle prime applicazioni dell’analisi spettrale allo studio del sole. Con questi strumenti Tacchini intraprese uno studio sistematico della cromosfera e delle protuberanze solari che lo porterà alla fondazione, con Angelo Secchi, S. J. (1818-1878) della “Società degli Spettroscopisti Italiani”, la prima società scientifica dedicata all’astrofisica.

Un’interessante aggiunta alla collezione è costituita dai tre telescopi appartenuti al Principe Giulio Fabrizio Tomasi di Lampedusa, il personaggio cui si ispirò Giuseppe Tomasi per il ruolo di protagonista del Gattopardo, noto appassionato di Astronomia ed osservatore di comete.
La collezione del Museo dell’Osservatorio Astronomico di Palermo comprende infine alcuni strumenti di geomagnetismo acquistati tra la fine del XIX ed i primi del XX secolo, quando il direttore Filippo Angelitti (1856-1931) tentò, senza successo, di dare nuovo impulso in Osservatorio allo studio delle interazioni terra-sole.
Il Museo si arricchisce infine di una galleria di ritratti ad olio delle principali personalità scientifiche e politiche cui fu legato Piazzi (W. Herschel, J. de Lalande, B. Oriani, A. Cagnoli, F. D’Aquino), di alcuni ritratti di Piazzi che immortalano i suoi risultati scientifici, e dei ritratti della serie quasi completa dei Direttori dell’Osservatorio.
Il catalogo dei circa centocinquanta strumenti del Museo è stato pubblicato di recente (G. Foderà Serio, I. Chinnici, L’Osservatorio Astronomico di Palermo, Flaccovio, Palermo, 1997) ed è inoltre inserito nella pagina Web dell’Osservatorio (http:\\www.astropa.unipa.it). Per visitare il Museo occorre prenotarsi presso l’Osservatorio (091 233245).