Un nuovo metodo diagnostico per identificare ejecta ricchi di metalli nei resti di supernova. Lo studio: “Unveiling pure-metal ejecta X-ray emission in supernova remnants through their radiative recombination continuum” di E. Greco (UNIPA/INAF-OAPA/API) pubblicato su A&A

I resti di supernova sono nebulose in rapida espansione formate dalle esplosioni di supernova. Queste nebulose sono composte dal mezzo interstellare che viene investito e riscaldato dall’onda d’urto prodotta dall’esplosione, e dagli addensamenti di materiale stellare espulsi quando la stella è esplosa, chiamati ejecta. Gli ejecta sono localizzati dietro l’onda d’urto, viaggiando a velocità minori, e spesso vengono riscaldati dall’onda d’urto inversa:

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Simulazioni MHD dell’emissione radio da un arco magnetico in una T Tauri. L’articolo: “Predicting the time variation of radio emission from MHD simulations of a flaring T-Tauri star” di Waterfall C. O. G. (Jodrell Bank Centre for Astrophysics) pubblicato su MNRAS

Le T Tauri sono stelle giovani (tipicamente più giovani di 5 milioni di anni), di piccola massa, circondate da un disco di polveri e gas chiamato disco protoplanetario. Il disco non raggiunge la superficie della stella attorno cui orbita: le polveri sublimano in prossimità della stella per le alte temperature raggiunte dal disco interno (oltre i 1500 gradi), mentre il disco di

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Come correggere errori sistematici in dati fotometrici ad alta precisione. Lo studio: “Principal component analysis to correct data systematics. Case study: K2 light curves” di A. Petralia (INAF-OAPA) pubblicato su Experimental Astronomy

Molti campi di studio dell’astronomia moderna si basano su misure fotometriche ad altissima precisione. Questo è vero in particolare per la ricerca di esopianeti con la tecnica dei transiti. Questa tecnica consiste nel misurare le piccolissime variazioni di luminosità delle stelle quando un loro pianeta transita lungo la linea di vista. Ad esempio, un Gioviano Caldo (ossia un gigante gassoso con un’orbita

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Gioviani caldi attorno stelle giovani. Pubblicato su A&A lo studio: “The GAPS Programme at TNG. XXI. A GIARPS case study of known young planetary candidates: confirmation of HD 285507 b and refutation of AD Leonis b” di I. Carleo (Van Vleck Observatory/INAF-OA Padova)

La scoperta del primo esopianeta avvenuta nel 1995 stravolse il nostro concetto di architettura di un sistema planetario. Questo pianeta, orbitante attorno la stella 51 Peg, aveva infatti caratteristiche uniche se confrontato con i pianeti del Sistema Solare: si trattava di un gigante gassoso in un’orbita molto stretta attorno la propria stella (0.05 Unità Astronomiche, U.A., dove 1 U.A. è

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Prima luce per il progetto EWOCS (Extensive Westerlund One Chandra Survey)

Nel Giugno dell’anno scorso, il panel per la valutazione dei progetti basati su osservazioni ai raggi X del satellite della NASA Chandra, riunitasi a Boston, ha approvato il Large Project: “Star formation in starburst: a deep ACIS-I observation of Westerlund 1“. Il progetto è guidato dall’astronomo Mario Giuseppe Guarcello dell’INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo, ed è descritto in questo articolo.   Dopo

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Tre esopianeti per la stella HD 164922. Lo studio: ““The GAPS Programme at TNG — XXIII. HD 164922 d: a close-in super-Earth discovered with HARPS-N in a system with a long-period Saturn mass companion” di S. Benatti (INAF-OAPA) pubblicato su A&A

Il team internazionale guidato dall’astrofisica S. Benatti (INAF-OAPA) ha scoperto tre esopianeti, tra cui una super-Terra, attorno la stella HD 164922. Lo studio fa parte del progetto GAPS (Global Architecture of Planetary Systems). Una descrizione della ricerca ed un’intervista all’autrice dello studio può essere letta nell’articolo preparato dalla redazione di Media INAF (link)

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Inversione termica nell’atmosfera di un gioviano super-caldo. L’articolo: “Neutral Iron Emission Lines from the Dayside of KELT-9b: The GAPS Program with HARPS-N at TNG XX” di Pino L. (INAF-OA Arcetri; University of Amsterdam) pubblicato su ApJ

I Gioviani Caldi sono pianeti gassosi che orbitano vicino la proprio stella (tipicamente a meno di 0.1 Unità Astronomiche, ossia meno della metà della distanza media tra Terra e Sole) e con periodi orbitali della durata di ore o giorni. Un sottogruppo particolarmente estremo di questi esopianeti è quello dei Gioviani super-caldi. Questi pianeti sono in rotazione sincrona con la

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La morfologia del resto di supernova ricco di ossigeno N132D. Lo studio: “Three-dimensional Kinematic Reconstruction of the Optically Emitting, High-velocity, Oxygen-rich Ejecta of Supernova Remnant N132D” di C. J. Law (CfA) pubblicato su ApJ

Le supernove sono quasi unicamente osservate in galassie lontane, a distanze tali da non poter risolvere spazialmente i materiali espulsi e la loro interazione con il mezzo inter- e circumstellare. Con la sola eccezione di SN 1987 A, nella Via Lattea e nelle galassie vicine (principalmente le Nubi di Magellano) non abbiamo osservato in tempi recenti esplosioni di supernova, ma

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Scoperto un ciclo di attività coronale in una stella di 400 milioni di anni. L’articolo: “An X-ray activity cycle on the young solar-like star ɛ Eridani” di M. Coffaro (Eberhard-Karls Universität Tübingen) pubblicato su A&A

L’intensità dell’attività magnetica del Sole e di tutti i fenomeni ad essa connessi (come le macchie solari ed i brillamenti) si manifesta con un ciclo dal periodo medio di 11 anni. Per comprendere se tale ciclicità sia comune anche nelle altre stelle, dal 1966 l’Osservatorio di Monte Wilson in California porta avanti un progetto di monitoraggio dell’attività stellare attraverso osservazioni spettroscopiche

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L’ambiente tipico delle radiogalassie nell’Universo locale. Lo studio: “Deciphering the Large-scale Environment of Radio Galaxies in the Local Universe. II. A Statistical Analysis of Environmental Properties” di F. Massaro (UniTo/OATo) pubblicato da ApJ

Alcune galassie sono sorgenti particolarmente intense di onde radio, oltre 100 volte più luminose rispetto le altre galassie, e per questo vengono denominate “radiogalassie“. Immagini ad alta risoluzione hanno mostrato che l’emissione radio di queste sorgenti proviene in parte da due regioni, chiamate “radiolobi“, estese alcune centinaia di migliaia di anni luce, e disposte simmetricamente rispetto al centro della galassia.

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