Il ruolo dei campo magnetico durante l’evoluzione dei resti di supernova. Lo studio: “Magneto-hydrodynamic simulations of young supernova remnants and their energy-conversion phase” di O. Petruk (IAPMM NASU) pubblicato su MNRAS

Le esplosioni di supernova sono suddivise in due categorie: quelle prodotte dall’esplosione di una nana bianca in un sistema binario stretto (tipo Ia) e le supernove innescate dal collasso gravitazionale del nucleo di stelle massive (tipo Ib/c e II). Data la rarità di resti di supernova molto giovani conosciuti (più giovani di un migliaio di anni circa), lo sviluppo di

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Un confronto tra i metodi usati per stimare l’età degli ammassi stellari giovani. Lo studio: “The Gaia-ESO survey: a lithium depletion boundary age for NGC 2232” di A. S. Binks (Keele University) recentemente pubblicato su MNRAS

Stimare l’età delle stelle è un compito tanto importante quanto complicato. Infatti, lo studio dell’evoluzione delle stelle e delle loro proprietà necessariamente richiede una stima accurata della loro età. D’altro canto, esistono poche diagnostiche che ci permettono di ottenere stime accurate dell’età delle stelle, e tipicamente quelle disponibili sono applicabili solo a determinati tipi di stelle in determinate fasi evolutive.

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Una dispersione più rapida per i dischi protoplanetari a bassa metallicità. Lo studio: ” Dispersal timescale of protoplanetary disks in the low-metallicity young cluster Dolidze 25″ di M. G. Guarcello pubblicato su A&A

I dischi protoplanetari sono strutture a disco da cui si formano i sistemi planetari, e che caratterizzano le stelle di piccola massa tipicamente più giovani di 10 milioni di anni, dette “stelle di pre-sequenza“. Negli ultimi anni, la comunità scientifica ha rivolto una grande attenzione allo studio dell’evoluzione e della dispersione dei dischi protoplanetari. Questo per merito di strumenti come

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Un giovane pianeta a bassa densità per DS Tucanae A. Lo studio: “Constraints on the mass and atmospheric composition and evolution of the low-density young planet DS Tuc A b” di S. Benatti (INAF – OAPa) pubblicato su A&A

I pianeti orbitanti attorno stelle giovani (ad esempio, più giovani di 100 milioni di anni) sono oggetti di grande importanza, in quanto ci permettono di studiare i processi fisici in atto durante le prime fasi evolutive dei sistemi planetari. Scoprire e caratterizzare pianeti attorno stelle giovani, però, può essere decisamente complesso. Stelle di questa età, infatti, sono caratterizzate da una

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Un sub-nettuniano scoperto attorno la stella GJ 720 A. Lo studio: “HADES RV Programme with HARPS-N at TNG XIII. A sub-Neptune around the M dwarf GJ 720 A” di E. González-Álvarez (CSIC-INTA) pubblicato su A&A

Ad oggi, il 19.3% dei 4401 esopianeti confermati sono stati scoperti con la tecnica delle velocità radiali (fonte: https://exoplanets.nasa.gov/). Questa tecnica consiste nel misurare, grazie ad osservazioni spettroscopiche ripetute nel tempo, le periodiche oscillazioni della posizione delle stelle dovute alla presenza di un pianeta. Durante l’orbita del pianeta, infatti, non solo il pianeta, ma anche la stella ruota attorno al comune centro

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Jet lanciati durante le esplosioni di supernova. L’articolo: “X-ray emitting structures in the Vela SNR: ejecta anisotropies and progenitor stellar wind residuals” di V. Sapienza (UNIPA/OAPA) pubblicato su A&A

I resti di supernova, ossia le nebulose in rapida espansione formate dalle esplosioni di supernova, presentano tipicamente una morfologia asimmetrica. Questo è spesso dovuto all’interazione tra l’onda d’urto in espansione ed il mezzo circostante, e, soprattutto quando sono state generate da esplosioni di supernova a collasso del nucleo (ossia innescate dal collasso gravitazionale del nucleo di una stella di grande

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Interazione tra resti di supernova e nubi molecolari. L’articolo: “Modeling the mixed-morphology supernova remnant IC 443. Origin of its complex morphology and X-ray emission” di S. Ustamujic (INAF-OAPA) accettato su A&A

I resti di supernova sono nebulose in rapida espansione prodotte dalle esplosioni di supernova, spesso caratterizzate da una morfologia complessa conseguenza dell’interazione con il mezzo ambiente. Questi oggetti sono sorgenti di radiazione in varie bande dello spettro elettromagnetico. Questo è dovuto alla varietà di fenomeni che caratterizzano i resti di supernova, ed alle diverse condizioni fisiche (come temperatura e densità)

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La composizione chimica del gioviano caldo HD 209458b ci racconta la sua origine. L’articolo: “Five carbon- and nitrogen-bearing species in a hot giant planet’s atmosphere” di P. Giacobbe (INAF – OATo) pubblicato su Nature

La scoperta del primo pianeta attorno una stella diversa dal Sole è avvenuta nel 1995, per opera degli astronomi Michel Mayor e Didier Queloz. Questa scoperta fu una vera rivoluzione nel campo dell’astronomia, non solo perchè era la prima conferma osservativa dell’esistenza di pianeti attorno altre stelle (in questo caso 51 Pegasi), ma anche perché il pianeta in questione era un

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Composizione di un pianeta sub-Nettuniano ottenuta con ESPRESSO e TESS. L’articolo: “A sub-Neptune and a non-transiting Neptune-mass companion unveiled by ESPRESSO around the bright late-F dwarf HD 5278 (TOI-130)” di A. Sozzetti (INAF-OATo) pubblicato su A&A

Il satellite Transiting Exoplanet Survey Satellite (TESS) della NASA è uno dei telescopi più importanti per la ricerca degli esopianeti. TESS è progettato per scoprire esopianeti utilizzando il metodo dei transiti: ossia identificando le stelle caratterizzate da periodiche occultazioni da parte dei loro pianeti, chiamate appunto transiti. Ad oggi, circa il 27% degli esopianeti scoperti grazie ad osservazioni di TESS rientra nella classe dei

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Una super-Terra per la stella GJ 740. L’articolo: “A super-Earth on a close-in orbit around the M1V star GJ 740. A HADES and CARMENES collaboration” di B. Toledo-Padrón (IAC) pubblicato su Astronomy & Astrophysics

Negli ultimi anni, le stelle di classe spettrale M (ossia stelle con temperatura efficace compresa tra i 2400 ed i 3700 gradi e massa tra 0.08 e 0.45 masse solari) sono diventate target preferenziali per la ricerca di esopianeti. Questo sia perché esse sono le stelle più comuni nella Via Lattea, sia perché il basso rapporto tra la massa e

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