Simulazioni MHD per studiare il legame tra supernove e resti di supernova. L’articolo: “Three-dimensional modeling from the onset of the SN to the full-fledged SNR. Role of an initial ejecta anisotropy on matter mixing” di A. Tutone (UNIPA/INAF-OAPA/INAF-IASF) pubblicato su A&A

Le spettacolari esplosioni di supernova con cui le stelle di grande massa terminano la loro evoluzione sono eventi governati da una fisica complessa, lontani dall’essere descrivibili assumendo una semplice simmetria sferica. La rarità di questi eventi rende ancora più complicata la comprensione dei processi fisici coinvolti nelle esplosioni di supernova. Si stima, infatti, che la nostra Galassia in media ospita

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Attività magnetica nelle stelle M. L’articolo: “The GAPS programme at TNG. XXVI. Magnetic activity in M stars: spectroscopic monitoring of AD Leonis” di C. Di Maio (UNIPA/OAPA) pubblicato su A&A

Le stelle non totalmente radiative (ossia escludendo quelle di grande massa) producono al loro interno un campo magnetico la cui intensità e topologia cambia significativamente in funzione del tipo di stella e della sua struttura interna. Il campo magnetico viene quindi letteralmente “trascinato” verso la superficie della stella, e qui interagisce col plasma in fotosfera, cromosfera e corona dando vita

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L’Osservatorio Astronomico di Palermo insignito del riconoscimento: “Centennial Observing Station”

L’Osservatorio Astronomico di Palermo raggiunge un nuovo importante risultato internazionale, questa volta nel campo delle meteorologia.   L’Osservatorio è stato infatti insignito da parte dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM) del prestigioso riconoscimento di “Centennial Observing Station”, che l’Organizzazione concede alle stazioni meteorologiche operative, con grande continuità e con elevati standard qualitativi, da almeno 100 anni, e che dispongano di lunghe serie temporali

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Una super-Terra attorno una vecchia e poco attiva stella M. L’articolo: “GJ 357 b. A super-Earth orbiting an extremely inactive host star” di Modirrousta-Galian (UNIPA/INAF-OAPA) pubblicato su A&A

Nonostante argomenti teorici suggeriscano che i pianeti di tipo terrestre siano estremamente comuni nella nostra Galassia, la famiglia dei 4284 esopianeti scoperti e confermati finora (25/9/2020, fonte NASA) conta relativamente pochi pianeti di tipo terrestre. Questa chiaramente è una limitazione dei metodi usati per individuare gli esopianeti, che risultano essere poco sensibili ai pianeti di piccola massa. Per questo motivo,

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Variabilità in infrarosso delle stelle di pre-sequenza principale. Lo studio: “Near-infrared time-series photometry in the field of Cygnus OB2 association II. Mapping the variability of candidate members” di J. Roquette (University of Exeter/ ICEx – UFMG) pubblicato su A&A

Le stelle di pre-sequenza sono stelle giovani, il cui nucleo non ha ancora raggiunto le temperature necessarie per produrre energia tramite reazioni termonucleari. Alcune di queste, chiamate “stelle T Tauri”, sono circondate da un disco protoplanetario di polveri e gas da cui si possono formare sistemi planetari. Le stelle T Tauri sono state classificate per la prima volta nel 1945

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Nanoflares e nanojets ed il riscaldamento della corona solare. L’articolo: “Reconnection Nanojets in the Solar Corona” di P. Antolin (Northumbria University) pubblicato su Nature Astronomy

La corona solare è la parte più esterna dell’atmosfera della nostra stella. Si estende per diversi raggi solari ed è composta da plasma ad alcuni milioni di gradi, ben più caldo quindi della fotosfera (con una temperatura di circa 5600 gradi). Il meccanismo di riscaldamento della corona solare è un problema aperto da decenni. Tra i vari meccanismi proposti, nei

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Nettuniani e super-Terre in sistemi con Gioviani “freddi” come test delle teorie di migrazione planetaria. L’articolo: “The GAPS programme at TNG. XXIV. An eccentric Neptune-mass planet near the inner edge of the BD-11 4672 habitable zone” di D. Barbato (UniTo/OATo) e M. Pinamonti (OATo) pubblicato su A&A

L’architettura di un sistema planetario non è solamente il risultato del processo di formazione dei pianeti, ma anche di un complesso processo di migrazione planetaria durante il quale i pianeti si muovono radialmente avvicinandosi o allontanandosi dalla propria stella. Anche l’architettura del Sistema Solare, nonché alcune proprietà dei pianeti interni, sono il risultato della migrazione dei giganti gassosi avvenuta in

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Parametri stellari ed abbondanze chimiche dal progetto GAPS@TNG. L’articolo: “The GAPS Programme at TNG XXV. Stellar atmospheric parameters and chemical composition through GIARPS optical and near-infrared spectra” di M. Baratella (UniPd) pubblicato su A&A

In molti studi astronomici è importante determinare con precisione le abbondanze relative degli elementi chimici nelle stelle. Ad esempio, la determinazione delle abbondanze chimiche in stelle che popolano diversi luoghi della Via Lattea, o con età o in fasi evolutive diverse, può rivelare informazioni importanti sull’evoluzione della nostra Galassia. Recentemente si è però scoperto come questi studi siano complicati dal

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Esopianeti con atmosfere estese in evaporazione. L’articolo: “The GAPS programme at TNG. XXII: The GIARPS view of the extended helium atmosphere of HD 189733 b accounting for stellar activity” di G. Guilluy (UniTO/INAF-OATo) pubblicato su A&A

Il numero di esopianeti scoperti fino ad oggi (4197 al 4/Agosto/2020, fonte: NASA) è sufficientemente alto da permettere studi delle loro proprietà globali. Una delle proprietà osservate che ancora manca una spiegazione certa è il così detto “deserto nettuniano“, ossia la relativa assenza di esopianeti di massa e dimensioni intermedie (sub-gioviani) con periodo orbitale minore di 3 giorni (ossia in

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Ghiacci e raggi X per spiegare le abbondanze chimiche nei dischi protoplanetari. Lo studio: “X-ray processing of a realistic ice mantle can explain the gas abundances in protoplanetary disks” di A. Ciaravella (INAF-OAPA) pubblicato su PNAS

Per comprendere il processo di formazione planetaria è necessario studiare l’evoluzione dei dischi protoplanetari, le strutture a disco composte da gas e grani di polvere orbitanti attorno le stelle di piccola massa durante i primi 3-5 milioni di anni della loro vita, e che possono dare origine a sistemi planetari. Negli ultimi anni, osservazioni di queste strutture mirate all’identificazione di

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