Due mini-nettuniani in risonanza orbitale per TOI-1803 scoperti e descritti nell’articolo: “A joint effort to discover and characterize two resonant mini Neptunes around TOI-1803 with TESS, HARPS-N and CHEOPS” di T. Zingales (UniPd/INAF-OAPd))

Con oltre 2600 esopianeti scoperti, il satellite Kepler della NASA detiene il primato come missione con il maggior numero di esopianeti trovati. L’avventura di Kepler è proseguita con l’estensione della missione Kepler/K2, rimodulata dopo che guasti tecnici impedivano al telescopio di mantenere il puntamento. Tra le tante scoperte rese possibili da Kepler/K2 vi è l’evidenza che tra le tipologie di

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Da gioviano a mini-nettuniano. L’evoluzione di TOI-1430 b descritta nello studio: “The GAPS Programme at TNG. LXV. Precise density measurement of TOI-1430 b, a young planet with an evaporating atmosphere” di D. Nardiello (UniPD, INAF-OAPD)

Gli esopianeti giovani, ovvero quelli che orbitano attorno a stelle con un’età massima di qualche centinaio di milioni di anni, rappresentano oggetti di grande interesse scientifico per lo studio della formazione planetaria e dei processi che influenzano l’evoluzione iniziale dei pianeti. Tuttavia, l’intensa attività magnetica delle stelle giovani genera segnali che possono nascondere o confondere quelli riconducibili alla presenza di

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Idrogeno, elio e sodio nell’atmosfera di un pianeta Saturniano. Lo studio: “The GAPS programme at TNG. LXIII. Photo-evaporating puzzle: Exploring the enigmatic nature of TOI-5398 b’s atmospheric signal” di M. d’Arpa (INAF-OAPA, UNIPA) pubblicato su A&A

La caratterizzazione delle atmosfere esoplanetarie è uno dei settori di ricerca più attivi dell’astrofisica moderna, resa possibile grazie allo sviluppo di strumenti e tecniche specifiche. L’idea di base di queste ricerche è piuttosto semplice: ottenere osservazioni spettroscopiche di stelle con pianeti durante il transito del pianeta davanti alla propria stella, ossia nel momento in cui parte della radiazione stellare attraversa

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Macchie e facole in V1298 Tau. L’articolo: “Spot Modeling through Multiband Photometry Analysis of V1298 Tau” di A. Biagini (INAF-OAPA/UNIPA) pubblicato su A&A

La maggior parte delle stelle si comporta come enormi dinamo, producendo intensi campi magnetici al loro interno. Questi campi magnetici interagiscono con il plasma che costituisce l’interno e l’atmosfera delle stelle, in un continuo braccio di ferro, in cui la forza prevalente domina la dinamica. Nella regione esterna delle stelle, dalla fotosfera alla corona, la pressione esercitata dal gas è

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Nuovi elementi individuati nell’atmosfera dell’esopianeta più caldo conosciuto. L’articolo: “The GAPS programme at TNG LX Atmospheric characterisation of KELT-9 b via single-line analysis: Detection of six H I Balmer lines, Na I, Ca I, Ca II, Fe I, Fe II, Mg I, Ti II, Sc II, and Cr II” di M. D’Arpa (INAF – OAPA/UNIPA) pubblicato su A&A

Uno degli aspetti più interessanti della scienza esoplanetaria è la possibilità di studiare mondi che non sono presenti nel Sistema Solare (almeno non oggi). Alcuni di questi esopianeti possiedono proprietà così estreme da essere oggetto di grande interesse scientifico. Questo è certamente il caso del Gioviano Ultra-Caldo KELT-9b. Si tratta di un gigante gassoso con una massa 2.8 volte quella

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L’emissione XUV della stella HIP67522 ed l’evoluzione del suo esopianeta. Lo studio: “XUV irradiation of young planetary atmospheres. Results from a joint XMM-Newton and HST observation of HIP67522” di A. Maggio (INAF-OAPA) pubblicato su A&A

Nonostante la ricca gamma di telescopi e satelliti a disposizione della comunità astronomica, esiste un tipo di radiazione a cui siamo praticamente ciechi: la banda UV estrema. Si tratta di radiazione ad alta energia, con una lunghezza d’onda che va dall’emissione Lyman-α (lunghezza d’onda 121.6 nanometri) , dovuta agli atomi di idrogeno il cui elettrone compie una transizione dall’orbitale più interno (lo

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Pianeti sub-nettuniani e fotoevaporazione per la stella BD+40 2790. Lo studio: “The GAPS Programme at TNG. LIX: A characterisation study of the ∼300 Myr old multi-planetary system orbiting the star BD+40 2790 (TOI-2076)” di M. Damasso (INAF – OATo) pubblicato su A&A

Lo studio dei sistemi esoplanetari di stelle con un’età di poche centinaia di milioni di anni può insegnare molto sulle prime e cruciali fasi evolutive dei sistemi planetari. Processi come la migrazione planetaria, che porta i pianeti a modificare la loro distanza dalla stella centrale, la circolarizzazione delle orbite e la fotoevaporazione dei pianeti giocano un ruolo fondamentale nella determinazione

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Ammoniaca ed acqua nell’atmosfera del pianeta nettuniano “tiepido” HAT-P-11 b. La ricerca descritta nell’articolo: “The GAPS Programme at TNG LV. Multiple molecular species in the atmosphere of HAT-P-11 b and review of the HAT-P-11 planetary system” di M. Basilicata (Università di Tor Vergata)

Uno degli aspetti più interessanti della ricerca sugli esopianeti è la possibilità di studiare tipologie di pianeti che non esistono nel Sistema Solare. Tra questi, figurano i pianeti nettuniani caldi e “tiepidi”. Si tratta di pianeti delle dimensioni di Nettuno, ma con un’orbita molto stretta attorno alla loro stella (periodo orbitale inferiore a 10 giorni) e una temperatura di equilibrio

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Quattro pianeti (almeno) per due stelle. Lo studio: “The GAPS Programme at TNG. LIII. New insights on the peculiar XO-2 system” di A. Ruggieri (Università di Padova) pubblicato su A&A

Ogni appassionato di fantascienza, in particolare della saga di Star Wars, si è almeno una volta chiesto se pianeti che orbitano attorno a due stelle, come Tatooine, siano davvero possibili. In realtà, si tratta di una domanda molto interessante anche dal punto di vista astronomico. Nella nostra Galassia, infatti, si stima che almeno un terzo delle stelle di piccola massa

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TOI-4515 b, un “warm Jupiter” con un passato turbolento. L’articolo: “The GAPS programme at TNG L. TOI-4515 b: An eccentric warm Jupiter orbiting a 1.2 Gyr-old G-star” di I. Carleo (Instituto de Astrofísica de Canarias) pubblicato su A&A

Lo studio dei parametri orbitali di un esopianeta può rivelare molte informazioni sul suo passato. In particolare, in un’ellisse l’eccentricità si calcola come il rapporto tra la distanza tra i fuochi e il centro dell’orbita sul valore del semiasse maggiore. Questo parametro è pari a zero quando l’ellisse degenera in un cerchio, mentre è uguale a uno se degenera in

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