Caratterizzati gli esopianeti orbitanti attorno alla stella K2-3. Pubblicato su A&A lo studio: “Eyes on K2-3: A system of three likely sub-Neptunes characterized with HARPS-N and HARPS” di M. Damasso (INAF-OA Torino)

La ricerca di esopianeti che orbitano all’interno della fascia di abitabilità della propria stella (ossia la regione dove l’acqua può esistere su un pianeta allo stato liquido) riveste ovviamente un grande interesse. In particolare, vari progetti come MEarth (Irwin et al. 2015), APACHE (Sozzetti et al. 2013) e TRAPPIST (Gillon et al. 2017) sono dedicati alla ricerca di esopianeti attorno stelle

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Modelli magnetoidrodinamici di interazione tra resti di supernovae e nubi. Pubblicato su MNRAS “Post-adiabatic supernova remnants in an interstellar magnetic field: oblique shocks and non-uniform environment” di O. Petruk (Institute for Applied Problems in Mechanics and Mathematics – Ucraina)

I resti di supernova, ossia uno dei due prodotti di un’esplosione di supernova assieme all’oggetto compatto formato dal nucleo della stella esplosa, sono ritenuti i principali responsabili della produzione di raggi cosmici, che vengono accelerati fino ad energie di 3×1015 eV. L’accelerazione di raggi cosmici caratterizza tutta l’evoluzione dei resti di supernova, dalla violenta espansione degli ejecta con velocità fino a

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La Gaia-ESO survey e l’evoluzione degli ammassi stellari. Pubblicato su A&A “The Gaia-ESO Survey: kinematical and dynamical study of four young open clusters” di L. Bravi (INAF-OA Arcetri)

Le stelle della nostra Galassia si sono formate tipicamente in ammassi stellari. Cio’ nonostante, solo una piccola frazione delle stelle di sequenza principale o giganti della Via Lattea e’ associata ad ammassi stellari. Questo porta alla ovvia conclusione che tipicamente gli ammassi stellari si disperdono in 10-100 milioni di anni. Sono due i meccanismi principali ritenuti responsabili della dispersione degli

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Il sito NASA/Chandra riporta lo studio OAPA/CfA sulla Nebulosa dell’Aquila e NGC6611

È stato pubblicato sul sito del satellite Chandra della NASA un articolo (link) interamente dedicato agli studi INAF-OAPA/CfA della regione di formazione stellare nota come Nebulosa dell’Aquila o M16, contenente l’ammasso stellare NGC 6611, realizzato con vari telescopi operativi in diverse bande dello spettro elettromagnetico, tra cui il satellite Chandra della NASA.   La Nebulosa dell’Aquila con il suo ammasso

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Il primo studio dal progetto GIARPS dimostra la non esistenza di un gioviano caldo. Pubblicato su A&A lo studio: “Multi-band high resolution spectroscopy rules out the hot Jupiter BD+20 1790b. First data from the GIARPS Commissioning” di I. Carleo (INAF – OAPd)

Il gran numero di esopianeti catalogati fino ad ora sono stati scoperti principalmente tramite due tecniche: l’analisi dei transiti e delle velocità radiali. Il metodo delle velocità radiali consiste nel misurare le piccole oscillazioni della stella attorno al centro di massa comune con il proprio sistema planetario, attraverso l’analisi dello spostamento Doppler osservabile in spettri ad altissima risoluzione. Il problema

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Gas nei dischi di polvere. Pubblicato su A&A lo studio: “The co-existence of hot and cold gas in debris discs” di I. Rebollido (Universidad Autónoma de Madrid)

Attorno alcune stelle di sequenza principale e’ osservato un eccesso di emissione nel lontano infrarosso rispetto ai valori attesi di emissione fotosferica. Questa emissione e’ dovuta alla presenza di dischi di polveri che orbitano attorno queste stelle. Questa ipotesi e’ stata recentemente supportata anche da immagini dirette di alcuni di questi dischi, come quello che orbita attorno la stella Fomalhaut. Questi

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Emissione di raggi X diffusa nelle regioni di formazione stellare massive. Pubblicato su ApJS “Diffuse X-ray emission in the Cygnus OB2 association” di J. F. Albacete-Colombo (Universidad de Rıo Negro)

Durante la loro breve esistenza lunga pochi milioni di anni, le stelle di grande massa (con masse maggiori di 8 masse solari, di classe spettrale O e B-early) possono influenzare violentemente l’ambiente circostante, grazie alla loro copiosa emissione di raggi UV ed intensi venti stellari. Una singola stella di classe spettrale O, infatti, può perdere fino a 10-6 masse solari

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La GAIA-ESO Survey e l’evoluzione chimica delle stelle. Pubblicato su MNRAS lo studio: “The Gaia-ESO Survey: evidence of atomic diffusion in M67?” di C. Bertelli Motta (ZAH)

La possibilita’ che stelle formate dalla stessa nube molecolare possano avere la stessa composizione chimica ha portato alcuni studiosi a cercare di identificare stelle provenienti da regioni di formazione stellare ormai dissolte attraverso studi delle loro abbondanze chimiche (chemical tagging theory, Freeman & Bland-Hawthorn 2002). Questa teoria presenta pero’ un problema: le abbondanze chimiche superficiali delle stelle cambiano considerevolmente durante

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Presentata una stima accurata dell’inclinazione orbitale di 5 esopianeti. Pubblicato su A&AS lo studio “The GAPS programme with HARPS-N at TNG XVI. Measurement of the Rossiter–McLaughlin effect of transiting planetary systems HAT-P-3, HAT-P-12, HAT-P-22, WASP-39, and WASP-60” di L. Mancini (Università di Roma Tor Vergata)

La scoperta degli esopianeti gioviani caldi (pianeti di dimensioni gioviane in orbite molto strette attorno alla propria stella) ha rivoluzionato le teorie sul processo di formazione planetaria. E’ ancora argomento di dibattito se questi pianeti si siano formati nelle orbite attuali o a distanze maggiori dalla stella centrale, per poi migrare verso orbite interne (e.g. Maldonado et al. 2018).  

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Reazioni chimiche nei grani e nei ghiacci interstellari. Pubblicato su ApJ: “Chemical Evolution of Interstellar Methanol Ice Analogs upon Ultraviolet Irradiation: The Role of the Substrate” di A. Ciaravella (INAF – OAPA)

La polvere interstellare e circumstellare svolge un ruolo importante in diversi processi astrofisici. Ad esempio, nei dischi protoplanetari: strutture che caratterizzano le stelle nella fase di pre-sequenza principale, tipicamente nei primi 10 milioni di anni di evoluzione, che sono il luogo della formazione planetaria. Infatti, anche se la massa dei dischi è dominata dalla componente gassosa (principalmente idrogeno), il ruolo

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