Migrazioni ed impatti in un sistema esoplanetario. Pubblicato su Nature Astronomy lo studio: “A giant impact as the likely origin of different twins in the Kepler-107 exoplanet system” di A. S. Bonomo (INAF– OA di Torino)

Gli esopianeti con un raggio minore di 3 raggi terrestri presentano un ampio spettro di caratteristiche. Infatti, a questo gruppo appartengono sia pianeti sub-nettuniani a bassa densità, che pianeti ad alta densità di tipo terrestre o dalle caratteristiche più simili a Mercurio. Questa diversità fa supporre che pianeti di queste dimensioni, sebbene si siano formati in maniera simile, abbiano poi

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Il riscaldameno della corona solare tramite nano-brillamenti. Pubblicato su ApJ: “Statistical Signatures of Nanoflare Activity. I. Monte Carlo Simulations and Parameter-space Exploration” di D. B. Jess (Queen’s University Belfast)

Il Sole ha ancora segreti che la comunità scientifica internazionale sta cercando di svelare. Uno di questi è il meccanismo di riscaldamento della corona solare. Mentre il plasma nella fotosfera solare ha mediamente una temperatura di 5700 gradi, infatti, i due strati dell’atmosfera solare, ossia la cromosfera e la corona, sono caratterizzate da plasma a temperature più elevate: circa 10000

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Sviluppato un modello MHD dell’evoluzione di SN 1987A dalla formazione dell’onda d’urto fino ad oggi

La notte del 23 Febbraio 1987 gli astronomi osservarono l’esplosione di una supernova avvenuta nella Grande Nube di Magellano, galassia satellite della Via Lattea. La stella esplosa era la supergigante blu Sanduleak (Sk) − 69o202, con una massa di circa 20 masse solari, e la sua esplosione produsse il resto di supernova SN 1987A. Da quella notte e per gli

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31 anni di evoluzione di un resto di supernova. Pubblicato su A&A lo studio: “3D MHD modeling of the expanding remnant of SN 1987A. Role of magnetic field and non-thermal radio emission” di S. Orlando (INAF-OAPA)

La notte del 23 Febbraio 1987 gli astronomi osservarono l’esplosione di una supernova avvenuta nella Grande Nube di Magellano, galassia satellite della Via Lattea. La stella esplosa era la supergigante blu Sanduleak (Sk) − 69o202, con una massa di circa 20 masse solari, e la sua esplosione produsse il resto di supernova SN 1987A. Da quella notte e per gli

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Tre super-Terre per una stella. Pubblicato su MNRAS lo studio “Masses and radii for the three super-Earths orbiting GJ 9827, and implications for the composition of small exoplanets” di K. Rice (University of Edinburgh)

Le super-Terre sono pianeti con un raggio compreso tra quello terrestre e quello nettuniano (circa 4 volte quello della Terra) ed un periodo di rotazione minore di 100 giorni. Sebbene questa tipologia di pianeti non sia presente nel Sistema Solare, essa appare essere comune nella Galassia. Le spuer-Terre sono interessante anche perchè popolano una gap nella distribuzione di raggi degli

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Pianeti gassosi e metallicità stellare. Pubblicato su A&A lo studio “The GAPS Programme with HARPS-N at TNG XVIII. Two new giant planets around the metal-poor stars HD 220197 and HD 233832” di D. Barbato (UNITO/INAF-OATO)

Uno dei prodotti del processo di formazione stellare consiste in dischi di polveri e gas che orbitano attorno alle stelle giovani durante le prime fasi della loro esistenza, venendo infatti dispersi da vari meccanismi in meno di 10 milioni di anni. Questi dischi sono chiamati “dischi protoplanetari”, poichè sono le strutture da cui si formano i sistemi planetari. Il processo

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Shock e riscaldamento degli ioni in ambienti astrofisici. Pubblicato su Nature Astronomy lo studio “Collisionless shock heating of heavy ions in SN 1987A” di M. Miceli (UNIPA/OAPA)

Gli shock sono onde d’urto che viaggiano a velocità supersonica e sono molto importanti in astrofisica perché vengono osservati su diverse scale spaziali ed in diversi contesti, dal nostro “piccolo” sistema solare, fino a scale extragalattiche e cosmologiche. Gli shock astrofisici differiscono da quelli osservabili sulla Terra perché si manifestano in condizioni estreme, non riproducibili sul nostro pianeta.  Mentre nell’atmosfera

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Due dei progetti scientifici per LSST sono guidati da astronomi INAF – OAPA

LSST (Large Synoptic Survey Telescope) è il l futuro dell’astronomia nel dominio temporale. LSST è un telescopio di nuova generazione in fase di costruzione su Cerro Pachon (Cile), a 2700 metri di altezza. Sarà dotato di uno specchio primario di 8.4 metri di diametro ed una camera innovativa capace di osservare un campo di vista enorme, pari a 49 volte

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L’astronomia perde una delle sue menti più brillanti. Morto il premio Nobel Riccardo Giacconi

Domenica 9 Dicembre, all’età di 87 anni, è morto Riccardo Giacconi. Nato a Genova nel 1931 e premio Nobel per la Fisica nel 2002, Riccardo Giacconi è stato uno dei fondatori dell’astronomia ai raggi X. Padre del telescopio per osservazioni ai raggi X Einstein, ha poi avuto un forte coinvolgimento in altre importanti missioni quali Chandra, Hubble Space Telescope, il

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Brillamenti in stelle giovani osservati in multi-banda. Pubblicato su A&A: “A multi-wavelength view of magnetic flaring from PMS stars” di E. Flaccomio (Inaf – OAPA)

I brillamenti stellari sono una delle manifestazioni (la più energetica insieme alle espulsioni di massa coronali) dell’attività magnetica delle stelle. Molte stelle, ed in modo particolare quelle di piccola massa, producono un loro campo magnetico che, interagendo con il plasma della stella, da vita a fenomeni come le macchie fotosferiche, faculae, protuberanze, oltre ai già citati brillamenti stellari ed espulsioni

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