Dischi protoplanetari e campi UV nella regione di formazione stellare Orion A

Dischi protoplanetari in Orion A non mostrano effetti ambientali sulla quantità di materia che accrescono sulla stella centrale

 

I dischi protoplanetari sono strutture a forma di disco osservate attorno a stelle giovani, tipicamente con un’età inferiore ai 10 milioni di anni. Sono oggetti di grande interesse scientifico per vari motivi, principalmente perché rappresentano la struttura in cui si formano i sistemi planetari e perché veicolano l’accrescimento di gas sulla stella centrale. Per questo motivo, lo studio delle loro proprietà fisiche e della loro evoluzione è di primaria importanza.

 

Negli ultimi anni, osservazioni di varia natura hanno dimostrato che l’evoluzione dei dischi protoplanetari, e di conseguenza il modo in cui formano pianeti e trasferiscono gas alla stella, può dipendere dall’ambiente circostante. In particolare, la radiazione ultravioletta (UV) prodotta dalle vicine stelle massicce può alterare significativamente le proprietà e l’evoluzione dei dischi. Questo ha conseguenze fondamentali: potrebbe significare che, in presenza di stelle di grande massa, le stelle di piccola massa accrescono materia e formano pianeti in modo diverso rispetto alle stelle isolate.

 

Il team di ricerca guidato dall’astrofisica L. Piscarreta dell’European Southern Observatory ha analizzato le osservazioni spettroscopiche, ottenute con lo strumento X-shooter al Very Large Telescope (VLT), di 91 stelle giovani con dischi protoplanetari nella regione di formazione stellare Orion A. Le stelle si trovano attualmente in ambienti UV differenti: il 31% e il 38% sono irradiate rispettivamente da flussi UV deboli e intermedi, mentre le rimanenti da flussi UV intensi, con un 5% situato in regioni ad altissimo flusso locale.

Ciò nonostante, le misure del tasso di accrescimento (ossia la quantità di gas che accresce sulla stella dal disco) e la luminosità di accrescimento irradiata non mostrano alcuna dipendenza dalle condizioni ambientali locali e, in particolare, dal flusso UV incidente sul disco. I ricercatori hanno osservato unicamente la tendenza, per una frazione di dischi sottoposti a intensi flussi UV, ad avere tempi di dispersione più rapidi rispetto a quelli meno irradiati, in accordo con quanto rilevato in altre regioni.

La ricerca è descritta nell’articolo “X-shooter survey Across Regions and Ages to probe Disk Evolution (ARADE): Accretion properties in Orion A and their relation with disk masses“, pubblicato su Astronomy & Astrophysics.

 

L’immagine di copertina (cliccare qui per la versione completa) mostra una mappa dell’emissione nel lontano infrarosso della nube Orion A (ottenuta dalla Herschel Gould Belt Survey), con evidenziate le stelle analizzate in questo studio.