Una nana bianca con una variabilità peculiare. Pubblicato su RNAAS lo studio: “Discovery of a magnetic white dwarf with unusual short-period variability” di A. Scholz (University of St. Andrews)

di Mario Giuseppe Guarcello    ( segui @mguarce)

 

 

Lo studio della variabilità di stelle ed oggetti compatti può essere una diagnostica efficace per comprendere la loro struttura fisica. Ad esempio, proprietà come la presenza di regioni magneticamente attive sulla superficie delle stelle, pulsazioni, presenza di compagne non risolte, materiale circumstellare disomogeneo e variabile, sono proprietà che non possono essere osservate direttamente ma possono essere studiate tramite l’analisi della variabilità fotometrica o di features spettroscopiche.

 

Nello studio “Discovery of a magnetic white dwarf with unusual short-period variability” di A. Scholz (University of St. Andrews), recentemente pubblicato su Research Notes of the American Astronomical Society con la collaborazione dell’astronoma Beate Stelzer dell’Osservatorio Astronomico di Palermo, viene analizzata la variabilità ottica della nana bianca SDSS 160357.93+140929.97, usando dati ottenuti dalla camera EFOSC2@ESO/NTT, e dai telescopi Lowell Observatory’s Discovery Channel Telescope e Large Monolithic Imager.

 

La stella, caratterizzata da una temperatura di circa 10000K ed un campo magnetico di 43 milioni di Gauss,  mostra una variabilità periodica nelle bande ottiche osservate, con un periodo di 110 minuti, una dipendenza dell’ampiezza di variabilità dal colore ed uno spostamento di fase diverso in diverse bande. E’ la prima volta che una variabilità simile è osservata in una nana bianca. Sono due le ipotesi avanzate dagli autori dello studio per interpretare la variabilità di questa stella: la presenza di una nana bruna che orbita attorno la nana bianca con un periodo di 110 minuti, o la presenza sulla superficie della stella di una regione magneticamente attiva ad una temperatura di circa 5000 K e con un filling factor (la dimensione della regione relativa alla superficie della nana bianca) del 2%-3%. In questo secondo caso il periodo osservato è il periodo di rotazione della nana bianca. Future osservazioni saranno necessarie per discriminare tra queste due ipotesi.

 

L’immagine (link) mostra la variabilità osservata nelle bande SDSS-g, SDSS-r, e SDSS-i.