Attività e rotazione nelle stelle di tipo M. Pubblicato da Astronomy & Astrophysics lo studio: “HADES RV programme with HARPS-N at TNG. VII. Rotation and activity of M-dwarfs from time-series high-resolution spectroscopy of chromospheric indicators” di A. Suárez Mascareño (Instituto de Astrofísica de Canarias)

di Mario Giuseppe Guarcello    ( segui @mguarce)

 

Da tempo sappiamo che l’attività magnetica del nostro Sole (l’insieme di fenomeni di natura magnetica che coinvogono fotosfera, cromosfera e corona solare come macchie, brillamenti, etc…) mostra un ciclo di circa 11 anni, dovuto all’evoluzione della configurazione ed intensità del campo magnetico solare. Anche l’attività nelle altre stelle ha una ciclicità simile? Se si, come cambia in funzione delle proprietà delle stelle (principalmente massa, rotazione e fase evolutiva)?

 

Per rispondere a queste domande, gli astronomi studiano osservazioni di indicatori dell’attività stellare su scale temporali di vari anni. Uno di questi indicatori è l’intensità dell’emissione ai raggi X  proveniente dall’attività coronale delle stelle, anche se osservazioni di questo tipo per stelle singole su scale temporali di anni sono tecnicamente complesse. Altri indicatori di attività sono invece disponibili in spettri ottici a risoluzione medio/alta, come l’intensità dei picchi di emissione nel centro delle righe di assorbimento Ca II H&K dovute all’attività cromosferica. Esistono pochi progetti dedicati allo studio dell’attività stellare su scale temporali molto lunghe. Uno di questi progetti è l’ “Olin Wilson’s HK Project” realizzato nell’Osservatorio di Mount Wilson, che consta di osservazioni degli indicatori di attività in un centinaio di stelle di sequenza principale di classe spettrale FGKM dal 1966.

 

Osservazioni spettroscopiche ad alta risoluzione di campioni estesi di stelle e su scale temporali piuttosto lunghe sono oggi disponibili grazie ai progetti di ricerca su esopianeti tramite lo studio delle velocità radiali (link), come l’ “HADES Radial Velocity Program” basato su osservazioni dello spettrografo HARPS-N montato al Telescopio Nazionale Galileo. Infatti, dato che l’attività stellare può produrre segnali periodici di velocità radiale che possono mimare quello prodotto da esopianeti, in progetti di questo tipo sono incluse osservazioni di indicatori di attività stellare. Lo studio “HADES RV programme with HARPS-N at TNG. VII. Rotation and activity of M-dwarfs from time-series high-resolution spectroscopy of chromospheric indicators” di A. Suárez Mascareño (Instituto de Astrofísica de Canarias), recentemente pubblicato su Astronomy & Astrophysics con la collaborazione degli astronomi dell’Osservatorio Astronomico di Palermo L. Affer, G. Micela, J. Maldonado, E. González-Alvarez e A. Maggio, analizza l’attività cromosferica ed il periodo di rotazione di 71 stelle di classe spettrale M. Combinando le osservazioni HARPS-N con osservazioni di archivio ottenute con lo spettrografo HARPS dell’European Southern Observatory ed osservazioni fotometriche in banda V e I ottenute dal progetto All Sky Automated Survey (ASAS), in questo studio è coperto un intervallo temporale che va dai 4 ai 12 anni per ogni stella analizzata. Questo ha permesso di misurare la lunghezza del ciclo in 13 stelle, del periodo di rotazione in 33 stelle e l’intensità del segnale di velocità radiale dovuta all’attività stellare in 16 stelle. Gli autori di questo studio hanno trovato una relazione interessante tra il periodo di rotazione (che in questo campione stellare va da 20 a 150 giorni, con un valore medio di 40 giorni) e l’indicatore di attività cromosferica log10(RHK), che conferma il ruolo della rotazione stellare nell’attività stellare anche nelle stelle di tipo spettrale M.

 

L’immagine (link) mostra la relazione tra l’indicatore di attività cromosferica log10(RHK) ed il periodo di rotazione osservata in questo studio.