Approvato il Large Project basato su osservazioni Chandra “Star formation in starburst: a deep ACIS-I observation of Westerlund 1” di M. G. Guarcello (INAF-OAPA)

Il panel per la valutazione delle proposte di osservazione con il satellite della NASA Chandra, riunitasi a Boston a fine Giugno, ha approvato il Large Project: “Star formation in starburst: a deep ACIS-I observation of Westerlund 1“, basato su un’osservazione Chandra/ACIS-I della durata di oltre 277 ore. Il progetto, guidato dall’astronomo Mario Giuseppe Guarcello dell’INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo, ha come obiettivo principale quello di studiare la formazione stellare e le prime fasi di evoluzione stellare e planetaria nello starburst cluster Westerlund 1.

 

Con una distanza dal Sole di circa 13000 anni luce, Westerlund 1 è lo starburst cluster più vicino a noi. Mentre le regioni di formazione stellare tipiche nella nostra Galassia contano centinaia o al massimo poche migliaia di membri, gli starburst clusters sono capaci di formare decine di migliaia fino a milioni di stelle. Questi ammassi rappresentano quindi un ambiente di formazione stellare particolarmente estremo in termini di densità stellare ed intensità del campo di radiazione locale (soprattutto UV). Sebbene siano rari adesso nella nostra Galassia, in realtà gli starburst clusters erano comuni nell’Universo primordiale e durante le prime fasi evolutive della Via Lattea, quando la nostra Galassia formava stelle a ritmi forsennati. Lo studio di Westerlund 1, quindi, permetterà di comprendere molti aspetti della formazione stellare e planetaria, e delle prime fasi evolutive delle stelle nel passato della nostra Galassia.

 

Il progetto mira ad analizzare vari aspetti di formazione ed evoluzione stellare in condizioni di starburst:

  • l’evoluzione dei dischi protoplanetari, che potrebbero essere distrutti da un ambiente così estremo ancor prima di poter formare sistemi planetari;
  • nel caso in cui fosse verificato che la formazione planetaria è possibile in questi ambienti, allora comprendere se i pianeti riescono ad accrescere massa fino a diventare giganti e testare se l’ambiente di Westerlund 1 altera le proprietà chimiche dei pianeti in formazione;
  • verificare se lo spettro di massa delle stelle formate in starburst è simile a quello della nostra Galassia adesso o forma preferenzialmente stelle massive o stelle di piccola massa, fino alle nane brune;
  • studiare il meccanismo di formazione di uno starburst cluster, e comprendere se essi tendono a disperdersi in alcune decine di milioni di anni come la maggior parte degli ammassi stellari aperti o se la forte attrazione gravitazionale esercitata da un così grande numero di stelle li lega per miliardi di anni, come nel caso degli ammassi globulari;
  • verificare se i buchi neri di massa intermedia (alcune decine di masse solari), sorgenti di molte delle onde gravitazionali osservate da LIGO e VIRGO, si formano negli starburst clusters per fenomeni di coalescenza favoriti dall’estrema densità stellare, come ipotizzato da studi teorici;
  • analizzare i meccanismi di emissione di raggi X dalla vasta popolazione di stelle massive tipiche degli starburst clusters, contenenti alcune delle stelle più massive conosciute e molte stelle massive in varie fasi evolutive, alcune transienti;
  • studiare la sorgente transiente CXOU J164710.2-455216, un particolare tipo di stelle a neutroni chiamato magnetar.

Il team del progetto, guidato dall’astronomo Mario Giuseppe Guarcello dell’INAF – Osservatorio Astronomico di Palermo, conta al momento 23 astronomi esperti di queste tematiche: 8 astronomi dell’INAF di Palermo, Roma e Padova, 2 astronomi dell’Università degli Studi di Palermo, affiliati INAF, e 13 astronomi stranieri di istituti in Inghilterra, Stati Uniti, Cile, Argentina e Portogallo.

 

La figura (link) mostra un’immagine di Westerlund 1 ottenuta con il telescopio Hubble Space Telescope

 

di Mario Giuseppe Guarcello  ( segui @mguarce)