Dalla Gaia-ESO Survey, un’analisi della rotazione nelle stelle B in 8 ammassi stellari del complesso della Carena presentata in “The Gaia-ESO Survey: projected rotational velocities of B stars in the Carina Nebula” di W Santos (Observatorio Nacional MCTI, Brazil)
Grazie alla campagna osservativa Gaia-ESO Survey, misurata la velocità di rotazione in 330 stelle di classe spettrale B in otto ammassi stellari nel complesso della Carena.
Le stelle ruotano su se stesse. Alcune, come ad esempio le stelle giovani, ruotano molto rapidamente, con periodi di rotazione anche di uno o due giorni. In altri casi, come per le giganti rosse, la rotazione è invece molto lenta, con periodi che possono durare mesi.
Lo studio della rotazione stellare non è soltanto un legittimo esercizio intellettuale: la velocità di rotazione, infatti, può variare in modo significativo anche tra stelle del tutto simili tra loro. Ciò avviene per diversi motivi, non ancora completamente compresi, anche di natura evolutiva. Tra questi rientrano la binarietà (ossia il fatto che una stella faccia o abbia fatto parte di un sistema composto da due o più stelle in orbita reciproca) e la dispersione del disco protoplanetario, una struttura di gas e polveri che caratterizza i primi milioni di anni di vita delle stelle e che, in questa fase, regola l’evoluzione del momento angolare del sistema. Inoltre, la rotazione può influenzare la durata della fase di sequenza principale, può favorire il mescolamento degli strati interni della stella e, nelle stelle meno massicce, giocare un ruolo fondamentale nella generazione del campo magnetico.
Enormi regioni di formazione stellare, come la Nebulosa della Carena, offrono un’opportunità importante per comprendere come evoluzione ed ambiente possano influenzare la rotazione stellare. Questa nebulosa è infatti un vasto complesso di formazione stellare, con dimensioni fisiche comprese tra 800 e 1000 anni luce. Il complesso ospita diversi ammassi stellari di età e popolazione stellare differenti, incluse regioni di attiva formazione stellare e alcune tra le stelle più massicce conosciute, come Eta Carinae.
Il team guidato dall’astrofisico W. Santos (Observatório Nacional, Brasile, e Universidade Estadual de Santa Cruz) ha analizzato i dati spettroscopici ottenuti con lo spettrografo FLAMES dell’European Southern Observatory, nell’ambito della campagna osservativa Gaia-ESO Survey, relativi a 330 stelle di classe spettrale B associate a otto ammassi stellari della Nebulosa della Carena. Dallo studio delle righe di assorbimento dovute all’elio neutro nelle atmosfere stellari, il team ha misurato le velocità di rotazione di queste stelle (in 220 casi per la prima volta), studiandone la distribuzione.
Per l’intero campione, la velocità di rotazione varia tipicamente tra 100 e 150 km/s, mentre limitando l’analisi alle stelle di classe spettrale B0–B3 (temperature efficaci comprese tra 18.000 e 30.000 K) la distribuzione mostra tre picchi principali a 100 km/s, 200 km/s e 350 km/s.
Inoltre, la velocità di rotazione media delle stelle appartenenti ai diversi ammassi analizzati mostra una chiara correlazione con l’età degli ammassi stessi, con valori mediamente più elevati per gli ammassi più vecchi.
Lo studio è descritto nell’articolo “The Gaia-ESO Survey: projected rotational velocities of B stars in the Carina Nebula”, pubblicato su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society. Tra i coautori figura anche l’astronomo F. Damiani dell’INAF – Osservatorio Astronomico di Palermo.
L’immagine di copertina (cliccare qui per visualizzarla interamente) mostra una ripresa del Complesso della Carena nelle bande infrarosse, ottenuta con il satellite WISE.
Mario Giuseppe Guarcello
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