Riscaldamento del plasma negli archi coronali solari. Pubblicato su ApJ lo studio: “Impulsive coronal heating from large-scale magnetic rearrangements: from IRIS to SDO/AIA” di F. Reale (UNIPA/OAPA)

La corona solare è ben visibile nelle bande ad alta energia come costituita da archi magnetici riempiti di plasma a milioni di gradi, particolarmente luminosi nelle cosiddette regioni attive. Nonostante sia chiaro che il campo magnetico giochi un ruolo importante, la corona rimane un ambiente molto complesso in cui avvengono fenomeni anche molto violenti come i brillamenti. In questi eventi avviene il rilascio di una grande quantità di energia magnetica in brevissimo tempo, tanto breve che risulta difficile da studiare. Allora diventa molto utile studiare eventi simili ma con energia minore, molto più semplici da osservare. E` questo il caso in alcuni sistemi di archi coronali osservati nelle regioni attive.

 

A questo riguardo, il satellite NASA Interface Region Imaging Spectrograph (IRIS) ha rilevato la presenza di piccole regioni nella sottostante cromosfera che brillano per qualche minuto nella banda UV. Il team di ricercatori guidato da F. Reale (Università degli Studi di Palermo ed INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo), ha identificato tali punti luminosi con i piedi di questi archi ancorati in cromosfera, che vengono riscaldati a temperature fino a quasi 10 milioni di gradi e rimangono luminosi per qualche decina di minuti. Nello studio: “Impulsive coronal heating from large-scale magnetic rearrangements: from IRIS to SDO/AIA“, recentemente pubblicato dalla rivista The Astrophysical Journal, gli autori analizzano osservazioni ottenute con il satellite Solar Dynamics Observatory, e mostrano come in tutti questi sistemi di archi coronali, gli archi stessi non siano paralleli tra di loro ma appaiono intrecciarsi o intersecarsi tra loro. La naturale spiegazione che ne viene fuori è che sia proprio l’interazione tra le diverse strutture magnetiche guidata dai moti fotosferici a determinare il rilascio impulsivo di energia attraverso meccanismi come la riconnessione magnetica. Questi meccanismi potrebbero essere in comune sia con i brillamenti, sia con archi più freddi, ma qui l’interazione magnetica appare in modo molto chiaro e offre un’interpretazione più semplice.

 

La figura (link) mostra il brillamento osservato il 12 Novembre 2015 su cui si bassa lo studio.

 

di Mario Giuseppe Guarcello  ( segui @mguarce)